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Martedì 15 Ottobre 2019 - il direttore racconta - Non ci sono ancora commenti

45 anni trascorsi a volte su sponde contrapposte ma parecchie volte dalla stessa parte, una vita condivisa nel nome del nostro sport preferito.

Il primo ricordo nitido di Giorgio giocatore è leader della squadra dei Geometri con Fausto Fodra, Gianni Petrillo, Maurizio Lalleroni ecc., nella finale vinta del Torneo Studentesco contro il Liceo Scientifico Alessi nel primo vero "sold out" del PalaPellini appena inaugurato. 

Dopo vari campionati giocati con la Don Bosco, viene chiamato dal Basket Todi,  fresco vincitore della  Serie D, che, per la mancanza di struttura adeguata per il nuovo campionato, avrebbe giocato le proprie partite interne a Perugia, ad alternarsi con l’orvietano Desideri nel ruolo di playmaker. Compagni di avventura i perugini Mauro Burini, Luciano Tortoioli, Giuseppe Capocchi, Luciano Biscarini, Maurizio Ciarfuglia, il folignate “cavallo pazzo“ Silvestrini e i tuderti Menestò, i fratelli Morcellini e Angelo Morghetti.

Dopo i campionati di C, Giorgio anticipa i tempi ed appende le scarpe al chiodo cominciando la sua lunghissima carriera di coach.

Alla Don Bosco in quel periodo stava iniziando l'eccezionale cavalcata nel settore femminile con l’accoppiata del Prof. Ventura, dietro la scrivania, e Carlo Scatena, allenatore visionario ed anticipatore di sistemi di allenamento e di tattiche, in campo. Pisellino, come benevolmente era chiamato da tutti nell’ambiente, seguiva da vicino la crescita tecnica, ma con il suo pragmatismo cominciò a carpire dalle nuove teorie solamente ciò che si adattava alla propria filosofia. Grande organizzazione, precisa definizione dei ruoli e gerarchie e, soprattutto, grande capacità di lettura in panchina delle situazioni.

Con la promozione in serie A dell’Italcable, che, nel frattempo, si era trasferita a Perugia, si aprirono nuovi scenari nel panorama cestistico cittadino. Giorgio viene chiamato dai dirigenti romani a ricoprire il ruolo di Responsabile del Settore Giovanile della società e quando arrivò Jim McGregor venne subito scelto come suo assistant coach preferito. Indubbiamente la scoutizzazione delle avversarie, la gestione di un  gruppo di professionisti e la vicinanza di un maestro come Jim contribuirono in maniera rilevante alla sua crescita professionale. E, al momento dell’inatteso esonero di Mc Gregor, gli fu affidata la panchina  per concludere il campionato come head coach, purtroppo terminato con la retrocessione in Serie B.

Da qui comincia la sua frequentazione con le panchine regionali: NPP (l’attuale Perugia Basket), Todi, Assisi, UISP, Foligno, Basket Club, Orvieto sono alcune delle società con le quali ha collaborato in questi anni.

Infine il ritorno, 3 anni fa, al Perugia Basket con la vittoria del Campionato di Serie D e, l'anno dopo, il primo posto in Regular Season in C Silver con conseguente promozione in C Gold.

Penso che i suoi ricordi più belli siano legati alla vittoria del Campionato di Serie D interregionale Marche ed Umbria con la NPP e agli anni trascorsi alla UISP di Roberto Segoloni che con lui in panchina ha vinto imbattuta il campionato di C2 e l’anno successivo ha sfiorato il raggiungimento della finale per la promozione in B2.

Al di là dei risultati sportivi che cosa ci lascia Giorgio?

In un mondo particolarmente conflittuale come quello del nostro Basket Regionale, che io ricordi, non ha mai avuto frizioni con nessuno, sempre disponibile al confronto, al consiglio disinteressato, alla visione super partes delle situazioni. Il tutto senza mai perdere la sua assoluta indipendenza intellettuale, la sua coerenza, la sua umiltà nella consapevolezza delle proprie capacità.

Tali qualità ci avevano portato a pensare a Giorgio per la Presidenza del Comitato Regionale 3 anni fa. Con altri Dirigenti, in primis il Prof. Giovanni Bico, pensavamo che potesse essere la persona giusta, vista la conoscenza dell’ambiente, delle persone e la sua autorevolezza. Nell’occasione, anche se non molto convinto, si disse disponibile, ma dopo aver approfondito il ruolo e la collocazione, con grande trasparenza e realismo ci disse che non era per lui la giusta collocazione.

Un capitolo a parte merita il suo rapporto con i ragazzi sia a scuola che in palestra. Rispetto, responsabilizzazione, impegno e spinta per far trovare ad ogni singolo la propria strada di crescita sia personale che agonistica  sono i concetti che negli anni, con la sua autorevolezza, è riuscito a trasmettere ad intere generazioni di ragazzi .

E’ proprio questo il testamento spirituale che ci lascia Il Professore, a cui vanno aggiunte non solo le indubbie capacità tecniche ed organizzative del coach, ma, soprattutto, le qualità personali: trasparenza, autonomia, educazione, pragmatismo e coerenza.  

Giorgio, ci hai lasciato un grande vuoto.