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Sabato 16 Giugno 2018 - Non ci sono ancora commenti

Verso la fine degi anni ’90 Francesco Binetti, coach che aveva lavorato con noi un paio di anni, ci consigliò per la squadra che stavamo allestendo di far fare un provino ad un’ala/pivot leccese del 19778. Era Marco Martina che, dopo un allenamento di mezza estate, se ne tornò nella sua bellissima città per poi spiccare il volo verso la B1 in quel di Argenta.

Memori di quel simpatico guascone in quello sconclusionato allenamento estivo, al momento di organizzare una squadra competitiva nel primo anno dopo la fusione con la UISP, ritentammo il contatto con la speranza di essere un po’ più vicini alle sue attese. Dopo una lunga estenuante telefonata con Marco in vacanza a Parigi, riuscii a creare un rapporto di simpatia riuscendo, alla fine, a convincerlo di venire a giocare a Perugia.  La sua estate era stata sicuramente molto impegnativa non dal punto di vista sportivo,  e al suo arrivo il nostro 3/4 di grande qualità si trascinava come uno zombie per il campo. Se a ciò aggiungiamo i ritmi e i carichi di Giordano Bruschi, l’impatto diciamo che non poteva essere considerato  dei migliori. Tanto che Roberto Segoloni, con il suo solito tempismo e cinismo, chiedeva a tutti, tranne che a me, se “lo avessi scelto sul catalogo del POSTALMARKET”.

Il precampionato fu in continuo crescendo, arrivammo alla finale regionale di Coppa Italia, imparammo a conoscere sia la sua bravura in campo che la sua lingua difficile da tenere a bada, soprattutto con i signori in grigio.

Il campionato, lo ricordiamo tutti, fu una cavalcata pazzesca come le serate interminabili trascorse in giro per la città con gli inseparabili Davide e Riccardo.

Oltre alla simpatia, ci accomunava anche la grande passione per il gioco e le scommesse. E quindi, da una prima iniziale scommessa in quel di Follonica a metà campionato, ne sono seguite altre. Lo schema era il solito; io, scaramanticamente, prendevo la nostra sconfitta e Marco la vittoria. Fatto sta che le serate/nottate al “Curdo” di tutta la squadra  furono pagate con le sue vincite e, di conseguenza, con i miei soldi.

Le sue caratteristiche da giocatore erano notevoli: un carismatico playmaker di 2 metri con una capacità di leggere le situazioni di partita senza mai rifiutare l’assunzione di responsabilità anche nei momenti più caldi delle partite.

Dopo la storica promozione in serie B2 le nostre strade si sono divise; Marco ha portato il suo carisma in serie D a Bologna alla Secchia Rapita (doveva studiare, sic), Costone Siena (dove, da avversario, ci ha rifilato 2 sonore sconfitte), San Giovanni Valdarno, Sant’Arcangelo di Romagna e, infine, Gubbio. Qui comincia a muovere i primi passi da allenatore e  la cosa non poteva passare inosservata per me. La sua frequentazione con allenatori di grande qualità nella sua carriera da giocatore, la strada professionale intrapresa e la stima che nutrivo nei suoi confronti hanno fatto incrociare di nuovo le nostre strade.

Il resto è storia recente; il suo ingresso nel nostro staff tecnico in un momento non facile dopo la retrocessione dalla A Dilettanti ci ha dato un bell’impulso. Le finali nazionali under 16 sfiorate per un soffio, la riorganizzazione del settore minibasket, il seguimento del nuovo sito con la spasmodica pressione nei miei confronti per creare la rubrica “Il Direttore racconta“, la nomina a RTT sono solo alcuni dei risultati raggiunti in questi ultimi anni.

Agli indubbi aspetti positivi citati fanno da contraltare  le asticelle forse troppo alte da raggiungere, le visioni non sempre raggiungibili/attuabili e una presenza – Marco dixit – qualche volta forse ingombrante.

Oggi, al momento che le nostre strade tornano a dividersi, utilizzo le tue parole: “abbandono le chat di Gruppo ma non il mio amore per il PGB“.

E con questa certezza/speranza che torneremo a lavorare insieme non posso, sia a titolo personale (ora Presidente non più Direttore), che a nome di tutti i componenti della nostra Società, farti un grande in bocca al lupo per le nuove strade che vorrai intraprendere.